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Institutions européennes et internationales

Scegliere l’inglese per rilanciare l’Europa ? Farà scappare la gente ! (Yves Montenay)

Mis à jour : 26 Sep 2016

Aggiornato : 8 Sett 2016

L’idea di ridurre il ruolo dell’inglese a Bruxelles in occasione dell’uscita dei Britannici ha un certo fondamento giuridico e di equità, ma si urta contro interessi esistenti e soprattutto un dato di fatto e delle abitudini. A tal punto che è stata lanciata l’idea contraria, cioè di prendere ufficialmente l’inglese come unica lingua comune dell’Europa per rilanciarla.
A un attento esame, non è una buona idea.
Cominciamo con esempi concreti
L’Europa non è l’unico luogo che riunisce più lingue. Possiamo dunque iniziare traendo spunto dall’esperienza degli altri.
L’esperienza più vicina a noi è quella della Svizzera : una forte identità nazionale, quattro lingue ufficiali più una parlata dalla maggioranza degli abitanti, lo svizzero tedesco incomprensibile per la vicina Germania. Ogni lingua ha un suo territorio ben delimitato affinché nessuna sconfini in quello dell’altra. E si sa che l’economia svizzera, malgrado una geografia molto montuosa e nessuno sbocco sul mare, è una delle più ricche e forse la più moderna del mondo.
L’esperienza indiana dimostra l’insuccesso del contrario : l’inglese domina la piramide sociale e l’amministrazione degli 1,4 miliardi di Indiani. Si sovrappone anche a moltissime lingue molte delle quali hanno decine di milioni di locutori e una letteratura antica. Il minimo che si possa dire è che ciò non ha portato all’unità del paese, diviso in cinque parti, ognuna delle quali (India, Pakistan, Bangladesh, Birmania, Ceylon), è essa stessa suddivisa in regioni ostinatamente identitarie, e che l’inglese non ha favorito per niente il loro sviluppo.
Allo stesso modo, l’esplosione dell’URSS è in larga parte una rivolta contro il russo imposto come lingua comune al di sopra delle lingue nazionali benché ufficiali al loro livello.
Questi ultimi due esempi assomigliano a quanto è evocato per l’Europa.
E non dimentichiamo che in Belgio il francese era la lingua comune sopra i dialetti romanzi e germanici. Ciò ha portato a una rivolta della Fiandra maggioritaria, al rifiuto del francese sino ai piani più alti della piramide sociale nelle regioni fiamminghe e alla paralisi del paese.
Fino ad oggi l’inglese non ha sfondato in Europa
Dopo essere stata plurilingue, l’Unione funziona ora in inglese. Parallelamente i popoli si sentono rappresentati sempre peggio. Ah, ci diranno: « se i popoli parlassero inglese non ci sarebbero più problemi ! ». Che lingua parlavano allora gli Inglesi che sono appena usciti dalla UE ?
In effetti, l’inglese a Bruxelles ha avvantaggiato innanzitutto l’élite inglese della finanza, dell’amministrazione, della scienza e delle imprese, cosa che la maggioranza degli elettori inglesi non sapeva al momento del voto. Per le imprese in senso lato, intermediazione compresa, si veda il mio articolo e il rapporto GRIN. Per la scienza, il Regno Unito percepisce il 135% di quanto ha versato alla cassa comune per il finanziamento della ricerca scientifica, cosa che gli rende i due terzi del finanziamento di questa ricerca, e questo grazie all’uso dell’inglese in queste discipline. Complimenti !
L’inglese a Bruxelles ha anche avvantaggiato i dirigenti europei che hanno fatto studi superiori in paesi anglofoni e in particolare negli Stati Uniti. Complimenti di nuovo !
Ma non è questo che potrà radicare il desiderio d’Europa nella vita quotidiana dei popoli. In particolare quando i problemi locali sono snaturati per entrare nelle abitudini mentali e linguistiche dell’Unione. Penso in particolare a un dossier croato di cui ho avuto conoscenza per caso a Bruxelles.
Il monolinguismo è semplice ma inefficace
Ricordiamo innanzitutto che il problema non è quello dell’esiguo numero di alti funzionari europei che si sono abituati a parlare inglese tra di loro, ma di tutta la gente che gravita intorno alla Commissione, con innumerevoli organizzazioni, fornitori, intermediari e clienti, nel senso politico del termine, cioè attività sovvenzionate, dunque dossier, trattative, ecc. Siccome l’Unione è tenuta anche ad occuparsi di politica estera e di difesa, si capisce che la questione riguardi tutti, dunque ognuno dovrebbe potere lavorare nella sua lingua madre, quella nella quale concepisce il suo pensiero.
Il grande argomento in favore dell’inglese è : « Avere una lingua comune, è molto più semplice ». Sì, quando si sono eliminate le altre e in particolare le competenze che non raggiungono un buon livello linguistico : la stragrande maggioranza degli Europei non parla un inglese di livello sufficiente per avere possibilità di successo nel sistema, o sentirsene vicino.
Che lo imparino, si dirà ! Come vecchio esperto di imprese internazionali, risponderò che gli adulti sudano lacrime e sangue per provarci, che è dispendioso ma non efficace, tanto più che per quel lasso di tempo cessano di aggiornare la loro competenza principale. Le capacità linguistiche non si decretano !
Ma, si dice, i giovani lo parlano meglio. E’ vero, ma volete dire che bisognerà rottamare quelli più attempati ? Qual è « l’avvenire radioso » che giustificherebbe un tale sacrificio ?
E’ certamente complicato lavorare in più lingue, ma si riguadagna 10 volte questa complicazione perché non si perdono più idee originali e non si demotivano più le persone competenti. Gli interpreti di Bruxelles, che vediamo sbadigliare sfaccendati nelle loro piccole celle vetrate, ricordano sempre che gli Europei fanno a meno del loro servizio per comunicare direttamente in cattivo inglese, fonte di discussioni difficoltose e di testi fumosi. Bruxelles è attrezzata per funzionare in 24 lingue di cui tre lingue di lavoro, l’inglese, il francese e il tedesco. Perché non utilizzare questo servizio che permetterebbe di evitare lo spreco delle competenze ?
Più in generale, adottare una sola lingua significa cadere nell’uniformizzazione, della quale abbiamo visto gli inconvenienti nel giacobinismo francese, nel comunismo, nelle aziende dirette esclusivamente da persone uscite dal Politecnico, poi da scuole di alta formazione che inquadrano le menti allo stesso modo, qualunque siano peraltro le loro brillanti qualità.
Viva il plurilinguismo, occorre mettercela tutta se non si vuole che i popoli si allontanino ancora più dal progetto europeo !
Yves Montenay
Un ringraziamento a Le Cercle les Échos per avere ripreso questa tribuna sul loro sito.

credito illustrazione : Nathalie GRIESBECK, che ringraziamo per il suo impegno per il plurilinguismo
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Tradotto in italiano da Isabella Bollanaz

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