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Acquisition des langues - Bibliographie

La Spagna e il plurilinguismo

Mis à jour : 3 Déc 2017

Àngela Morales è nata e cresciuta in Spagna, ma la sua lingua natale non è il castigliano. Come molte persone della sua città natale, Terragona, lei è madrelingua catalana.

Per Àngela non c’è alcun problema a cambiare lingua con il castigliano qualora necessario e, anche se si sente più a suo agio ad esprimersi in catalano, si considera totalmente bilingue. “Mia madre è professoressa di catalano e mi ha insegnato che tutte le lingue sono belle, interessanti e devono essere protette”. In Catalogna, una delle regioni più ricche della Spagna, l’istruzione pubblica è fornita solo in catalano e gli alunni frequentano tre ore di lezioni settimanali di castigliano. Esistono persino corsi integrativi affinché coloro che emigrano in comunità possano imparare la lingua. Oggigiorno, come potranno confermare coloro che abbiano visitato Barcellona recentemente, può essere una vera sfida trovare segnali scritti in castigliano in città. Una delle caratteristiche più sottovalutate della Spagna contemporanea è il multilinguismo. Oltre al castigliano, in Spagna coesistono molte lingue diverse che godono dello status di lingue co-ufficiali nelle regioni in cui si parlano: in Galizia, Paesi Baschi e Comunità Valenciana la segnaletica e l’istruzione sono completamente bilingue. Sorprendentemente, esistono molti parallelismi con la situazione del Regno Unito. Come l’inglese, lo spagnolo è una lingua globale parlata da cento milioni di persone. E, allo stesso tempo, sia nel Regno Unito che in Spagna ci sono regioni nelle quali le lingue locali continuano a prosperare, soprattutto tra i giovani. Il castigliano, inoltre, nacque nella regione della Castiglia e venne adottato progressivamente come lingua franca in tutto il Paese durante la conquista della penisola iberica dopo la sconfitta dei mori nel XV secolo. Allo stesso modo, l’inglese giunse in Gran Bretagna per mano degli invasori anglosassoni e successivamente subì una grande influenza da parte dei normanni, per poi passare ad estendersi a tutto il Paese attraverso le conquiste e le annessioni. Ciò nonostante, esistono due differenze essenziali. In primo luogo, eccezion fatta per il basco, tutte le lingue della Spagna sono intellegibili tra di loro. Questo aiuta chiaramente a implementare un sistema educativo esclusivamente in catalano in Catalogna, ma sarebbe quasi impensabile fare lo stesso in Galles. In secondo luogo, il lascito della dittatura franchista, sotto alla quale era proibito parlare qualsiasi lingua che non fosse il castigliano, mantiene un ricordo oscuro nella memoria di molti. Questo complica il dibattito attuale, visto che la discussione sulle lingue regionali spesso si mescola con la polarizzazione di movimenti politici per il separatismo regionale e con il risentimento verso il governo centrale di Madrid. Per Marta García, che è cresciuta a Madrid ma ha appreso il basco quando si è trasferita nei Paesi Baschi da adolescente, questo ha una grande importanza. “Non possiamo dimenticare che per molto tempo se ne vietò l’uso e che per molte persone era una vergogna essere euskaldun (chi parla basco)”. Marta sente che questo sentimento di vergogna tarda molto a sparire: “Nel momento in cui si vietano segnali pubblici e cartelli nella tua lingua, o che nelle istituzioni pubbliche non ti rispondono nella tua lingua, che è ufficiale, mentre vai dal medico e non ti rispondono nella lingua che parli, tutti noi baschi siamo discriminati e soprattutto, anche se non è il mio caso, coloro che hanno serie difficoltà ad esprimersi in castigliano”. Però non tutti condividono la stessa opinione, o almeno non tanti tra coloro che parlano lingue che sono più vicine al castigliano. Marta Villar Lema, che è cresciuta parlando galiziano, crede che la maggioranza dei madrelingua castigliani rispetti le altre lingue del Paese, sebbene affermi che “ci sono sempre eccezioni e ci sono persone stupide ovunque”. Per molti è decisamente significativo il fatto che il plurilinguismo sia consacrato nella costituzione. I modelli di bilinguismo della Spagna sembrano avanzare nella direzione giusta, almeno secondo Javier Muñoz, madrelingua valenciano. “Credo che a livello educativo abbia significato una piccola grande rivoluzione. Ha fatto in modo che la maggioranza de la popolazione comprendesse e potesse esprimersi in valenciano tanto oralmente che per iscritto ad un buon livello”. Tuttavia, resta molto da fare: “È un’altra cosa che questo si traduca nel suo uso quotidiano, che si continui a trasmetterlo attraverso le generazioni o che si continui a rispettare chi lo faccia. Le prospettive sono buone, però serve un grande passo avanti perché si abbia un bilinguismo reale”. Come in molte parti del mondo con lingue minoritarie, uno dei maggiori ostacoli continua ad essere il criticismo di alcuni sul fatto che la promozione delle lingue regionali pregiudichi coloro che parlano la lingua maggioritaria. Per Àngela questo argomento non ha nessun fondamento. “A volte penso che la gente che dice che promuovere le lingue regionali costituisca un rischio per il castigliano viva in un’isola in mezzo all’oceano. Quasi tutti i documenti che si ricevono saranno disponibili in castigliano o saranno consegnati da una persona amabile che ti potrà spiegare tutto perfettamente in Castigliano. Dal momento in cui ti svegli puoi leggere il giornale in castigliano, vedere la televisione, andare in banca, comprare vestiti e vivere la tua vita senza dover usare o sentire una parola di catalano se così decidi, perché il castigliano è una lingua ufficiale, e lo rispettiamo”. Javier è d'accordo: “Si vuole solamente che nei diversi territori con una lingua autoctona, questa sia equiparata allo spagnolo nell'uso e nei diritti. È impossibile che lo spagnolo, una delle lingue più parlate e con più rilevanza socioculturale nel mondo, si senta a rischio a convivere con queste lingue”. Christian Llavero crede che ci voglia ancora molto perché il valenciano possa costituire una minaccia per lo spagnolo: “Nella maggior parte delle librerie troverai più libri in inglese che in valenciano o in catalano. Quasi il 90 % dei libri sono in castigliano, che è una vergogna”. Però, per quelli che sono bilingue nelle lingue regionali della Spagna, ci saranno sempre vantaggi, come ha scoperto Antonio Cubel quando se ne è andato dalla Spagna. “Quando ho terminato gli studi e me ne sono andato a lavorare a Dublino in un B&B, ho conosciuto molte persone da tutte le parti del mondo e l'ostello era sempre pieno, così tanto da non aver spesso intimità per parlare con la mia famiglia su Skype. Quindi quello che facevo era parlare con la mia famiglia e i miei amici in valenciano. In tal modo evitavo che molte persone capissero le mie conversazioni e, dal momento che usavo le cuffie, loro potevano parlarmi in spagnolo senza problemi; un mio compagno di Bilbao faceva la stessa cosa con i suoi genitori parlando loro in basco tutto il tempo per avere più intimità nella conversazione”.

Fonte: The Memrise blog, 5 settembre 2017

Traduzione dal castigliano: Luana Rosato, stagista OEP

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