En France nous avons la certification d'anglais obligatoire, en Italie, la bureaucratie ministérielle se met à imposer l'anglais pour l'ASN (habilitation scientifique nationale) - Des procès en perspective !


Last Updated: 3 Mar 2021

IT/FR  (Traduction FR à la fin)

C’è da restare esterrefatti per la scelta operata dal MUR licenziando il secondo passo della procedura ASN 2021-23 con il D.D. n. 553 del 26 febbraio 2021. Una delle prime manifestazioni amministrative del dicastero guidato dalla neo Ministra Messa, nel normare la procedura per le domande della nuova ASN, è stata quella di imporre che i candidati alle procedure possano produrre pubblicazioni redatte in lingue diverse dall’italiano e/o dall’inglese solo allegando, a pena di mancata valutazione, la traduzione giurata della pubblicazione in unico file. Nell’intervento che proponiamo Paolo Liverani sottolinea magistralmente tutte le assurdità legate all’inserimento di questo requisito nel decreto partorito dalla burocrazia ministeriale. Si può solo aggiungere che la patente illegittimità di questo requisito, che potrà essere agevolmente rilevata dalla giustizia amministrativa per violazione (come minimo) degli artt. 3, 33 e 97 Cost., pone a serio rischio di rinvio alle insondabili calende dei ricorsi giurisdizionali tutta la procedura che si è voluta così improvvidamente avviare, con buona pace di una generazione di aspiranti professori che ha già dovuto subire ritardi del tutto ingiustificati per l’irrompere del COVID in una procedura pensata fin dall’origine per essere svolta in via telematica. L’auspicio è che a Viale Trastevere si ricordino che hanno il potere di ravvedersi in autotutela amministrativa prima che sia troppo tardi. 


È stato pubblicato il bando per concorrere alla nuova tornata dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (Decreto Direttoriale n. 553 del 26-02-2021). Per chi lo scorra anche rapidamente, salta immediatamente all’occhio una novità: all’art. 2 comma 4, lett. b), infatti, si prescrive che i candidati debbano caricare sulla piattaforma ministeriale il pdf delle pubblicazioni e “ove la pubblicazione sia redatta in lingua diversa dall’italiano e/o dall’inglese, la traduzione giurata della pubblicazione in un unico file. Non saranno valutate le pubblicazioni di cui non sia stato inserito il relativo allegato.”

Non si capisce chi sia riuscito nell’impresa di condensare in sole quattro righe una tale massa di mostruosità per violentare le norme, la logica, gli aspetti tecnici e – ma questo probabilmente preoccuperà meno – la cultura e il buon senso.

Il primo sospetto è che l’idea venga da chi pensa di avere dimestichezza con le scienze dure, dove l’inglese è lingua franca. Sottolineo: pensa di avere, che è cosa differente dall’avere. Perché anche il più convinto assertore dell’inglese come lingua franca – ma con un minimo di confidenza con le problematiche universitarie – si sarebbe ben guardato dal formulare una tale becera norma per le sue conseguenze devastanti.

Innanzitutto è chiaro che tutta la ricerca nell’ambito vastissimo e frastagliato delle scienze umane ha esigenze e competenze linguistiche assai superiori a quelle che immagina l’estensore ministeriale.

Per muovere da quel che conosco, un docente di archeologia che non sappia almeno leggere, oltre all’italiano e all’inglese, anche il francese, il tedesco, lo spagnolo e – possibilmente – il greco moderno (se si occupa di Grecia), non può certo godere della stima della comunità nazionale e internazionale. Una tale osservazione è generalizzabile in termini simili per la maggior parte dei settori della ricerca umanistica, dove la lingua non è semplicemente un mezzo neutro e intercambiabile, ma incarna prospettive metodologiche e tradizioni di scuola fondamentali, quando addirittura non costituisca l’oggetto stesso della ricerca, come nel caso degli studi letterari, culturali o linguistici. Come potrebbe uno storico affrontare un tema di una qualche rilevanza europea senza poter frequentare le sue fonti nelle lingue originali?

Questo per cominciare dagli aspetti culturali, ma proseguiamo ora su quelli di buon senso: come si pretende che l’Italia attiri cervelli dall’estero se poi chiede, per esempio, a un germanista di madre lingua tedesca di non presentare i suoi titoli nella lingua e nella cultura di cui si occupa, se non attraverso una goffa traduzione? Perché – si badi bene – si chiede una traduzione giurata, quella cioè richiesta per documenti e atti pubblici (per esempio, un certificato di matrimonio) per cui esistono traduttori specializzati, ma che purtroppo nulla capiscono di letteratura tedesca, di archeologia greca, di storia medievale.

Il Ministero dell’Università è gentile a preoccuparsi che i commissari dell’ASN capiscano quello che leggono, ma non è forse questo uno di quei casi ben noti alla psicologia in cui si proiettano sugli altri le proprie preoccupazioni e limiti? Se io fossi commissario, sporgerei immediatamente querela per diffamazione: il ministero ritiene forse che non sia all’altezza di valutare nella mia materia contributi scritti nelle principali lingue europee?

E come la mettiamo in un contesto europeo? In base a quale criterio si ammettono titoli scritti in una lingua extraeuropea (l’inglese) e non in una delle altre lingue riconosciute dell’Unione? Ha pensato il solerte estensore alle possibili condanne europee o alle ritorsioni per reciprocità da parte degli altri paesi dell’Unione?

Facciamo ora un caso semplice, terra terra. Perché alla fine, per farsi capire, si deve sempre arrivare a questo: a parlare di soldi. Prendiamo un dottorando, anche italianissimo, che fa il dottorato all’estero o in co-tutela e lavorando – per esempio – a Parigi scrive la sua tesi in francese, traendone poi la sua monografia. È un caso del tutto comune, come sa chiunque sia del ramo (Ministero a parte ovviamente). Che cosa dovrà fare il nostro neo dottore di ricerca per concorrere a un’abilitazione che nemmeno gli garantisce un posto? Davvero dovrà pagarsi una traduzione giurata che – calcolando a spanne trenta euro a cartella (ma per calcoli più precisi, ecco quanto serve per ottenere una traduzione giurata in base a quanto divulga il Tribunale di Milano) – potrebbe costargli anche 10.000 euro? Dopo la stucchevole retorica della meritocrazia cambiamo verso e vogliamo punire i migliori? [Bastonando, si potrebbe aggiungere, i tanti cervelli in fuga che legittimamente anelano a qualificarsi per la docenza universitaria in patria, N.d.R.].

Aggiungo in coda, ma è l’ultimo dei rilievi critici rilevanti, una considerazione sulle competenze informatiche dell’estensore ministeriale, che pare non sappia nemmeno che cosa è un pdf e quali siano le sue caratteristiche.

Che cosa significa infatti che il candidato deve caricare “l’intero prodotto da esaminare in formato elettronico (pdf) e … la traduzione giurata della pubblicazione in un unico file”? Se l’italiano ha un senso, significa che io prendo il pdf editoriale del mio articolo o libro (puta caso) in tedesco, gli aggiungo in coda la traduzione per formare un unico file, quindi carico il tutto sulla piattaforma.

Ora – a parte il possibile peso eccessivo del file – chiunque abbia un minimo di dimestichezza con queste cose sa perfettamente che l’editore fornisce (se li fornisce) pdf protetti, che dunque NON possono essere uniti ad altri files, né essere modificati in alcun modo.

Dunque alla beceraggine culturale, agli assurdi logici, alla penalizzazione dei migliori, alla ignoranza degli obblighi derivanti dal contesto europeo, si aggiunge una trappola esiziale che impedirà – all’atto pratico – di caricare la traduzione secondo quanto ottusamente prescritto.

Forse la norma si giustifica alla luce della premessa evocata poc’anzi: “se l’italiano ha un senso”. Non sarà che l’estensore – oltre a ignorare le lingue europee – non padroneggia nemmeno l’italiano?

https://www.roars.it/online/lasn-2020-22-parte-malissimo-antimeritocratica-e-a-rischio-di-rinvio-causa-tar/

FR

On s'étonne du choix fait par le Ministère des Universités et de la Recherche en rejetant la deuxième étape de la procédure ASN 2021-23 avec le D.D. n. 553 du 26 février 2021. Une des premières manifestations administratives du ministère dirigé par le nouveau ministre Messa, en réglementant la procédure de candidature à la nouvelle ASN (Habilitation Scientifique Nationale), a été d'exiger que les candidats aux procédures puissent produire des publications rédigées dans d'autres langues que l'italien et/ou l'anglais uniquement en joignant, sous peine de non-évaluation, la traduction assermentée de la publication dans un seul fichier. Dans l'intervention que nous proposons, Paolo Liverani souligne magistralement toutes les absurdités liées à l'inclusion de cette exigence dans le décret émis par la bureaucratie ministérielle. Nous ne pouvons qu'ajouter que l'illégitimité manifeste de cette exigence, qui peut être facilement détectée par la justice administrative pour violation (au minimum) des articles 3, 33 et 97 de la Constitution italienne, fait courir un risque sérieux de reporter aux calendes grecques des recours judiciaires toute la procédure si mal engagée, à la bonne paix d'une génération d'aspirants professeurs qui ont déjà dû subir des retards tout à fait injustifiés par l'intrusion de COVID dans une procédure conçue dès le départ pour être menée par voie électronique. L'espoir est que Viale Trastevere se souviendra qu'ils ont le pouvoir de reconsidérer la légitime défense administrative avant qu'il ne soit trop tard.

L'appel à candidatures pour le nouveau cycle de l'Abilitazione Scientifica Nazionale a été publié (décret directorial n° 553 du 26-02-2021). Pour ceux qui y regardent rapidement, une nouveauté saute immédiatement aux yeux : l'article 2, paragraphe 4, lettre b), stipule en effet que les candidats doivent télécharger sur la plate-forme ministérielle le pdf des publications et "si la publication est rédigée dans une langue autre que l'italien et/ou l'anglais, la traduction assermentée de la publication dans un seul fichier. Les publications pour lesquelles le rattachement relatif n'a pas été inclus ne seront pas évaluées".

On ne sait pas très bien qui a réussi à condenser une telle masse de monstruosités en quatre lignes seulement afin de violer les règles, la logique, les aspects techniques et - mais cela sera probablement moins préoccupant - la culture et le bon sens.

Le premier soupçon est que l'idée vient de ceux qui pensent être familiers avec les sciences dures, où l'anglais est une lingua franca. J'insiste : ils pensent qu'ils ont, ce qui est différent de l'avoir. Car même le partisan le plus convaincu de l'anglais comme lingua franca - mais avec un minimum de familiarité avec les questions universitaires - aurait pris bien soin de ne pas formuler une règle aussi grossière en raison de ses conséquences dévastatrices.

Tout d'abord, il est clair que toute recherche dans le domaine vaste et varié des sciences humaines a des besoins et des compétences linguistiques bien plus importants que ceux imaginés par le rédacteur ministériel.

D'après ce que je sais, un professeur d'archéologie qui ne sait pas au moins lire, en plus de l'italien et de l'anglais, le français, l'allemand, l'espagnol et - éventuellement - le grec moderne (s'il traite avec la Grèce), ne peut certainement pas jouir de l'estime de la communauté nationale et internationale. Une telle observation est généralisable en termes similaires pour la plupart des domaines de la recherche humaniste, où la langue n'est pas simplement un support neutre et interchangeable, mais incarne des perspectives méthodologiques et des traditions scolaires fondamentales, lorsqu'elle ne constitue même pas l'objet même de la recherche, comme dans le cas des études littéraires, culturelles ou linguistiques. Comment un historien pourrait-il aborder un sujet d'intérêt européen sans pouvoir s'occuper de ses sources dans les langues originales ?

Cela commence par les aspects culturels, mais continuons maintenant avec ceux du bon sens : comment peut-on attendre de l'Italie qu'elle attire les cerveaux de l'étranger si elle demande ensuite, par exemple, à un germaniste de langue maternelle allemande de ne pas présenter ses titres dans la langue et la culture dont il s'occupe, sauf par une traduction maladroite ? Car - remarquez bien - c'est une traduction assermentée qui est requise pour les documents et les actes publics (par exemple, un certificat de mariage) pour lesquels il existe des traducteurs spécialisés, mais qui ne connaissent malheureusement rien à la littérature allemande, à l'archéologie grecque, à l'histoire médiévale.

Le ministère des universités est bienveillant à l'idée que les commissaires de l'ASN comprennent ce qu'ils lisent, mais n'est-ce pas un de ces cas bien connus de la psychologie où l'on projette ses propres préoccupations et limites sur les autres ? Si j'étais commissaire, je déposerais immédiatement une plainte pour diffamation : le ministère pense-t-il que je ne suis pas à la hauteur pour évaluer les documents écrits dans les principales langues européennes dans ma matière ?

Et dans un contexte européen ? Sur la base de quel critère les titres rédigés dans une langue non européenne (l'anglais) et non dans une des autres langues reconnues de l'Union sont-ils autorisés ? L'auteur diligent a-t-il réfléchi à d'éventuelles condamnations ou représailles européennes pour réciprocité de la part des autres pays de l'Union ?

Prenons maintenant un cas simple et terrestre. Parce qu'en fin de compte, pour se faire comprendre, il faut toujours en arriver là : parler d'argent. Prenons un doctorant, même très italien, qui fait son doctorat à l'étranger ou en cotutelle et qui, travaillant - par exemple - à Paris, rédige sa thèse en français, en y puisant sa monographie. C'est un cas très courant, comme le savent tous ceux qui sont dans le métier (à part le ministère, évidemment). Que devra faire notre nouveau docteur pour obtenir une qualification qui ne lui garantit même pas une place ? Devra-t-il vraiment payer une traduction assermentée qui - en calculant approximativement trente euros par dossier (mais pour des calculs plus précis, voici combien il faut pour obtenir une traduction assermentée selon ce que révèle le tribunal de Milan) - pourrait lui coûter jusqu'à 10 000 euros ? Après la rhétorique de la méritocratie, changeons-nous de direction et voulons-nous punir les meilleurs ? [En collant, on pourrait ajouter, les nombreux cerveaux en fuite qui aspirent légitimement à se qualifier pour l'enseignement universitaire à domicile, Ed.]

Je voudrais ajouter à la fin, mais c'est la dernière des remarques critiques pertinentes, une considération sur les compétences informatiques du superviseur ministériel, qui ne semble même pas savoir ce qu'est un pdf et quelles sont ses caractéristiques.

En fait, que signifie le fait que le candidat doit télécharger "l'ensemble du produit à examiner en format électronique (pdf) et ... la traduction assermentée de la publication dans un seul fichier" ? Si l'italien a du sens, cela signifie que je prends le pdf éditorial de mon article ou de mon livre (puta caso) en allemand, que j'ajoute la traduction à la fin pour former un seul fichier, puis que je télécharge le tout sur la plateforme.

Maintenant - outre l'éventuel poids excessif du fichier - toute personne ayant un minimum de familiarité avec ces choses sait parfaitement que l'éditeur fournit (s'il les fournit) des pdf protégés, qui ne peuvent donc PAS être fusionnés avec d'autres fichiers, ni être modifiés de quelque manière que ce soit.

Ainsi, outre la vantardise culturelle, les absurdités logiques, la pénalisation des meilleurs, l'ignorance des obligations découlant du contexte européen, il existe désormais un piège mortel qui empêchera - en pratique - de télécharger la traduction en fonction de ce qui est prescrit de manière obtuse.

La règle est peut-être justifiée à la lumière de la prémisse mentionnée plus haut : "si l'italien a un sens". Se pourrait-il que l'auteur, en plus d'ignorer les langues européennes, ne maîtrise même pas l'italien ?
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