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Plurilinguismo e sviluppo sostenibile


Ultima modifica: 4 Gen 2016

Durante questo ultimo periodo abbastanza difficile che stiamo vivendo, caratterizzato da una grave crisi economica, dal riscaldamento climatico e dal terrorismo, ci si può legittimamente chiedere se il problema del plurilinguismo non sia passato in secondo piano.

Parlare a tutti di lingua, di lingue e della questione linguistica non è cosa facile. L’approccio della gente alla lingua è molto “riduttivo”, infatti l’idea predominante, che risale a molto tempo fa, è quella che vede la lingua come una specie di “attrezzo”.

Ma un attrezzo non crea. Possiamo dire che l’arte della pittura comprende pennelli e colori e allo stesso modo affermiamo erroneamente che una lingua è solo un insieme di vocaboli e grammatica, ma invece è chiaramente qualcos'altro. Attività come scrivere, parlare, cantare sono creative quasi più d’ogni altra cosa e possono essere realizzate solo attraverso l’utilizzo di una lingua. Già Leibniz la credeva un mezzo che influenza i nostri pensieri e non come un veicolo del pensiero stesso. La differenza non è affatto sottile.

In realtà la lingua ci assicura la nostra presenza nel mondo, non solo come singolo individuo ma collettivamente.

Ciò non significa che la lingua ci isoli, anzi, ci apre al mondo.

E dato che il mondo è multilinguistico, il sapere, le idee e gli immaginari si diffondono grazie alle lingue: è questo lo scopo del multilinguismo e della traduzione.

È il periodo adatto per prendere coscienza di questa questione. Non è un caso se i messaggi di laicità, identità, frontiere e cittadinanza siano ricomparse nel nostro paesaggio linguistico e siano oggetto di un’intensa discussione collettiva in tutte le forme d’espressione culturale e nelle famiglie . La nostra esperienza storica multisecolare, confrontata ai tempi moderni, arricchisce e cambia i termini il cui significato varia come i riflessi dei colori dell’arcobaleno da un paese all’altro, da una lingua all’altra, da una persona ad un’altra.

Nel 2008, anno proclamato dall’ UNESCO come “l’anno internazionale delle lingue”, l’OEP aveva fatto un appello agli artisti e intellettuali allo scopo di sostenere e favorire il plurilinguismo e la diversità culturale e linguistica.

Nel 2012, a Roma, alle “Assises européennes du plurilinguisme”, si è parlato di “Lingue senza frontiere: il plurilinguismo”. Una frontiera può essere aperta o chiusa, e le lingue, ovvero i locutori di queste lingue, si aprono ad altre lingue attraverso il multilinguismo e la traduzione.

Le “Assisi”future, che avranno luogo dal 18 al 20 maggio 2016 a Bruxelles, avranno come tema “Plurilinguismo e creatività: il cuore delle lingue europee”.

La lingua è una grande ricchezza che non dovrebbe essere consacrata a se stessa.

Al contrario, la lingua è sempre al centro delle trattative politiche e geografiche, economiche e sociali, culturali e educativo assolutamente considerevoli, i cui responsabili e cittadini devono esserne al corrente.

Le Assise europee del plurilinguismohanno come obiettivo quello aprire dibattiti e favorire questa presa di coscienza, promuovere a livello europeo e mondiale una vera ecologia delle lingue e delle culture.Da un lato la varietà linguistica e culturale presente in Europa offre un’eccezionale ricchezza di visioni e di sguardi sul mondo, ma dall’altro ci sottopone a sfide che non si possono risolvere con forme di monolinguismo.

È per questo che, se il plurilinguismo per principio deve continuare ad esistere, e costituisce uno dei fondamenti dei trattati europei, rimane da conferire a questo concetto una struttura organizzativa minima da sostenere politicamente attraverso delle soluzioni concrete e operative, che si tratti:

-Del funzionamento quotidiano delle istituzioni europee e dei loro rapporti con i cittadini degli Stati Membri;

-Dell’educazione, in cui si dovrebbe organizzare una diversificazione dei percorsi scolastici linguistici, dalla scuola elementare alle superiori

-Delle imprese in cui occorre prendere delle misure di vantaggi che procura un adeguato trattamento delle lingue, come risorsa e dimensione di management,

-oppure della cultura in cui il multilinguismo e la diversità culturale appaiono come un eccezionale serbatoio di creatività e prosperità.

È di questi argomenti che tratterà l’Assise di tre giorni, alla quale parteciperanno ricercatori, i decisori dell’amministrazione nazionale e delle istituzioni europee e dei settori pubblici e privati, oltre che i rappresentanti della società civile.